SAPER DIRE E TACERE


31/10/2012

"Preferisco parlare con le vecchie che riportano chiacchiere di casa; poi con i dementi; in ultimo, con la cosiddetta gente assennata". Soeren Kierkegaard (filosofo danese [1813-1855]) metteva così curiosamente il dito su una delle piccole difficoltà del vivere sociale: la conversazione. Quante volte a tavola le chiacchiere indugiano su argomenti di nessun interesse, ovvero riguardano persone o circostanze sconosciute e lontane?

E' evidente che i problemi si possono verificare con maggior frequenza in caso di pranzi "piazzati", ma alcuni accorgimenti sono validi comunque. Il primo sforzo deve venire da chi, invitando, assortisce gli ospiti: mai riunire i propri colleghi di lavoro ed un solo amico "esterno".... Detto questo, va ricordato ancora che il primo elemento di una scorrevole conversazione a tavola (o in altro luogo "chiuso", dove non è possibile svicolare) sta nel conoscere con chi si ha a che fare. Auguratevi quindi che i padroni di casa facciano quel che si deve perché due persone sappiano l'una dell'altra tanto da non doversi intrattenere solo al riguardo delle condizioni atmosferiche, ovvero:

1) ricordare a tutti chi sono gli altri invitati, magari suggerendo  ad ognuno qualcosa di ciascun altro;

2) fare le presentazioni.

Se la cena è "seduti" non è scorretto presentarsi nuovamente ai propri vicini. Presentandoci, è bene accennare discretamente all'occupazione del nostro quotidiano, in modo che la conversazione possa essere indirizzata sui territori di rispettiva competenza. Solo dopo si potrà eventualmente aggiungere altro (a meno di esserne richiesti, è chiaro) di "personale": numero dei matrimoni e dei figli, problemi di tate e di pappe, di cambiamenti d'appartamento e così via. Chiaramente, mai e poi mai si parlerà di malattie e danaro.

Il segreto di ogni buon conversatore è la leggerezza. Nel corso di una serata è difficile che si possano risolvere i problemi filosofici dei nostri tempi, e l'ideale sarebbe semplicemente affrontare un certo numero di questioni di attualità, lasciando spazio ad ognuno di dire la sua. Questo non vuol dire che la conversazione debba essere banale, ma semplicemente che è meglio non insista troppo sullo stesso argomento. Inoltre (banalissimo ma fondamentale), chi pensa di aver nulla di interessante da dire taccia pure: male non fa mai.

Ciascuno parla volentieri del proprio lavoro, ma nel farlo (sempre dopo esserne stato richiesto) è bene sappia che i dettagli, di solito, interessano poco. Chi si occupa di borsa potrà dare notizie generali intorno all'andamento di Piazza Affari, ma dovrà sfuggire alla tentazione di informare sui titoli più forti ad Auckland (a meno che si tratti di cose evidentemente buffe; se un titolo neozelandese lo comprano solo i proprietari di allevamenti di koala, si può dire). Altro errore da evitare è aggredire il proprio interlocutore con domande di nostro solo interesse. Al critico d'arte generalmente importa poco se avete in casa uno "Staccolanana" e può tranquillamente ignorarne il valore, cosa che a voi invece sta a cuore moltissimo.

Allo stesso modo non si assillino - orrore! - medici, avvocati e arredatori con richieste di consigli (dottore, che dice, questo dolorino da cosa potrebbe dipendere?). Vanno anche evitati gli argomenti che uniscono solo una parte dei presenti: a meno a meno che non siano realmente divertenti, non soffermatevi con i vostri vecchi compagni di scuola sulle gesta memorabili che avete compiuto all'epoca.

Il vero rischio, però, non è la chiacchiera, per quanto noiosa, ma i silenzi prolungati. In questi terribili casi sta ai padroni di casa trarre spunto dall'ultimo argomento trattato per introdurne uno nuovo. Se il collegamento è impossibile non importa, può essere introdotto un nuovo tema raccontando un fatto proprio: "l'altra settimana sono stato/a alla mostra su Vermeer…". Nel silenzio, un commento sul cibo va sempre bene, magari accompagnato da una generica richiesta tipo "come lo hai cucinato?".

Un intervento del padrone di casa si rende necessario anche quando la conversazione si sta avvitando su un solo argomento, soprattutto quando il tema è "difficile" per qualcuno dei commensali. Un'altra regola d'oro è ignorare le gaffes. Se viene detta una frase a sproposito (che magari offende uno dei presenti) il silenzio di gelo che generalmente segue dovrebbe essere evitato; il padrone di casa riprenda - a meno che non riesca a cavarsela con una battuta - il filo del discorso o avvii una discussione nuova. Si racconta che un Presidente della Repubblica, nel momento più solenne di un pranzo a Madrid, abbia brindato "all'amicizia dell'Italia con la Repubblica Spagnola!". Non è dato sapere se qualcuno sia riuscito a metterci una pezza, con buona pace del Re.

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Riceviamo da un attento lettore la seguente nota (in effetti, abbiamo verificato, andò così... Ringraziamo per la precisazione e ci scusiamo per l'imprecisione).

Il Presidente in realtà brindò al fatto che Carlos avesse portato la Spagna alla Repubblica... Forse intendeva dire alla "democrazia"! Parce sepulto...

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