LA MORTE E L'ELEGANZA


Le cose delle quali in pochi tengono conto organizzando un funerale. 

Quello del Cerimoniere è un buffo mestiere. Si tratta con i principi e gli osti (categorie entrambe rispettabili) cercando un'intesa con gli uomini. E girando intorno alle cose della vita capita di dover gestire allo stesso modo pranzi e funerali. Sia qui che là si capiscono tante cose della gente. Basta osservare.

Mangiando, chi ci guarda può comprendere la nostra confidenza col mondo e in qual maniera amiamo prendere la vita; di fronte alla morte, nel battere confuso del dolore di chi ci accompagna, rimane lo scheletro di quello che siamo stati, ed è assai difficile che un funerale riesca a testimoniare come eravamo davvero. Semmai, suggerisce qualcosa a proposito dei presenti...

Chi ha poca dimestichezza con un funerale non sa quanto il mercato di settore sia povero e stereotipato. Addobbo in chiesa, bara, catafalco, carro funebre, lapidi, quale che sia il prezzo che si paga (ANZI!) l'industria della dipartita con rarissime eccezioni non conosce né ironia né buon gusto.

Visitate un qualsiasi normale cimitero con occhio partecipe: quel che resta di visibile del nostro ultimo giorno (la tomba), è in genere di bruttezza imbarazzante. Marmi improbabili "con l'angelo, che spezza le catene" (F.G.), rilievi, intarsi, statue di una qualità tale che magari in casa propria lo scomparso non avrebbe voluto mai e si ritrova sulla testa dell'eterno riposo per il combinato disposto di mancanza di offerta e resa senza condizioni degli eredi esausti.

Molta gente (comune) al nostro funerale in genere vuol dire che siamo stati amati. A quello di Giovanni Agnelli c'era tantissimo popolo a zero gradi fuori dalla chiesa, ma non è di questo che vale la pena dire (anche perché le cronache dei giornali ne sono strapiene e poi la ragione per la quale si viene amati non è mai facile da capire).

Giovanni Agnelli era un uomo elegante e fortunato, lo sanno tutti, e tale è stato anche salutando la vita. Lo è stato due volte. Fortunato perché la sua famiglia ha consentito che andasse via così come aveva vissuto: con eleganza. Dai dettagli si misura la grandezza. Sarà un luogo comune ma è vero.

Che i FIORI fossero belli, semplicemente bianchi (e pochi), è stato detto, ma lo ripetiamo volentieri: i fiori sono quasi sempre troppi, nelle chiese. La BARA era senza intarsi, curve o legni considerati di pregio. Era chiara, liscia, con i manici lisci: non sono facili da trovare, così, le casse (costerebbero poco rispetto a quanto di solito viene a costare una decorata...). Il CATAFALCO era un parallelepipedo minuscolo, appena suffiiciente per sostenere il feretro, foderato di un lenzuolo bianco. Niente alzate, niente velluti. Per ultimo, il CARRO. Vero è che l'Avvocato non poteva non andarsene, per l'ultimo viaggio, su un'auto diversa da una Fiat, ma la scelta dello Scudo blu, senza un solo fronzolo, uno solo, invece della solita Mercedes con le cromature, era di classe inarrivabile.

Non rattristatevi per l'argomento: i funerali sono parte della vita ed è la vita che si vede, lì, guardando la gente che c'è.

P.S. In relazione a questa BONTONUOVA abbiamo ricevuto, nell'aprile 2003, una lettera. Eccola. "Vorrei confermare quanto avete scritto circa la fortuna dell'Avvocato. Sono stato una delle migliaia di persone che hanno reso omaggio alla salma di Giovanni AGNELLI, facendogli visita presso la camera ardente allestita alla pinacoteca del Lingotto; ho avuto modo di porgere personalmente le mie congoglianze al fratello Umberto, ad una sorella (penso Maria Sole), ed alcuni nipoti (erano sei/sette i famigliari costantemente presenti!). All'uscita, in una delle "vaschette", ho lasciato un biglietto da visita, nel quale porgevo le mie condoglianze. Qui viene fuori l'eleganza: non conosco alcun componente (od amico) della famiglia AGNELLI, non lavoro in FIAT e nessuno dei miei famigliari vi ha mai lavorato (insomma: sono un italiano qualsiasi), eppure qualche giorno fa ho ricevuto, via posta prioritaria, il "ricordino" coi ringraziamenti della moglie Marella e famiglia per l'affettuosa partecipazione al loro dolore (il "ricordino" è un cartoncino pieghevole con, in copertina, la foto dell'Avvocato che gioca con il cane). Vi rubo le parole: è stato un gesto di classe inarrivabile, la sua famiglia ha consentito che andasse via così come aveva vissuto: con eleganza".

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