SOTTO L'OMBRELLONE


08/07/2016

Ricordarlo rientra tra le affermazioni politicamente scorrette, ma il mare d'estate è spesso tollerabile solo guardato da lontano: carni stanche senza protezione, carni toniche da esibizione, attrezzi elettronici nelle mutande (chiavi della macchina incluse), palloni vaganti, gironi di racchettoni a eliminazione...

Non c’è molto da fare (anche se su alcune spiagge in concessione cominciano a circolare regolamenti da lager e fa tristezza: sarebbe bene ci si pensasse da noi, a limitarci). Eppure, comportarsi bene non è così difficile, anche in spiaggia, con la solita banale linea-guida: evitare di dar fastidio a chi ci sta accanto. 

Abbigliamento. In spiaggia non si scende col solo costume. Almeno una maglietta, un pantaloncino, un pareo, servono. Il topless, sempre ammesso per carità, da tempo non è più di moda, almeno su spiagge affollate. L'adescamento da tatuaggi muscolari non è proprio chic.

Bambini. I piccoli regalano allegria e molto raramente danno fastidio. Ma quando capita, i genitori non dovrebbero trascurare il proprio ruolo solo perché è estate: i capricci con annessi strilli vanno limitati anche al mare (se qualcuno li ritiene opportuni dal punto di vista educativo, pensi al prossimo).

Cellulari. Una chiacchierata al telefono non aggrava l'inquinamento acustico, ma gli squilli sì (suonerie moderate consigliate: se ne sentono di incredibili): piace a tutti addormentarsi sotto l'ombrellone, no? Inoltre, i propri fatti privati - a meno che si abbia una ragione per farli ascoltare - sarebbe bene restassero tali.

Alimentari. Il picnic va benissimo, ma portare tavoli e sedie pieghevoli per fare in spiaggia il pranzo della domenica meglio di no. Non solo per questioni di inquinamento: è ridicola leggenda che debbano passare tre ore prima del bagno, per carità, ma se si è mangito un bue, magari...

Giochi. Racchettoni e palloni certamente, ma in acqua. Se si usa il (magnifico per giocare, per carità) bagnasciuga, prima o poi qualcuno si becca la pallettata, e il rischio di trascendere con le parole è alto... Proprio non potendo farne a meno, chiedere scusa in anticipo alla prima fila di ombrelloni.

Giornali. Attenzione ai quotidiani: salvo giornate particolarmente clementi il vento può costringere a ingaggiare battaglie per voltare pagina, con i conseguenti brandelli di carta sotto l'ombrellone del vicino (in spiaggia è magnifico un libro, no?). 

Ombra. In uno stabilimento, mai appropriarsi degli spazi altrui (cioè frequentare un ombrellone in numeri doppi rispetto ai consentiti). Consentito invece domandare il permesso d'uso a chi sta andando via (non chiedere: "Ma verrete anche domani?"; il posto del giorno dopo va offerto, non domandato).

Rifiuti. Vanno raccolti in un unico recipiente nel corso della giornata e poi gettati negli appositi contenitori. Seppellirli sotto la sabbia, compresi i mozziconi di sigaretta (sapete quanto impiega un filtro a essere smaltito?), è improponibile come mettersi le dita nel naso.

Vucumprà (il politicamente corretto del lessico importa molto meno della sostanza). Se si ha intenzione di acquistare nulla, basta un cortese rifiuto. E' fortemente sconveniente iniziare una faticosa trattativa per poi non comprare; farlo per presa in giro è irrimediabilmente volgare.

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