Il titolo di Cavaliere del Lavoro.


Domanda

Il titolo "Cavaliere del Lavoro" va indicato nell'intestazione di una lettera? E nel vocativo di apertura della lettera? E se si tratta di una donna come ci si comporta?



Risposta

Quasi nulla è "obbligatorio" in questa materia a geometrie variabili. Se per VA INDICATO si chiede di sapere se sia obbligatorio, la risposta è: no. Se si chiede se sia opportuno, la risposta è: dipende, ma più si che no. Noi però partiamo da un presupposto logico-culturale che privilegia la sobrietà all'abbondanza (il contrario di "quod abundat non viziat", insomma), e tendiamo a preferire in indirizzi e intestazioni UNA SOLA "qualità". Ora, se l'ingegnere Archimede Pitagorico è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere del Lavoro per la sua attività di inventore, a nostro parere sarà opportuno, indirizzare (la stessa indicazione vale per il "piedino") le lettere per lui in questo modo
Archimede Pitagorico, Cavaliere del Lavoro, via della lampadina accesa 999, Paperopoli
oppure (al massimo)
al Cavaliere del Lavoro Archimede Pitagorico, Inventore, via della lampadina accesa 999, Paperopoli
non certo
ing. cav. lav. Archimede Pitagorico, Inventore, via della lampadina accesa 999, Paperopoli.
Nel vocativo di apertura si usa (per fortuna!) una sola "qualità" e dovrebbe preferirsi la maggiore o migliore o più gradita. Quindi, essendo quella di cavaliere del lavoro una dignità piuttosto "alta", suggeriremmo senz'altro di utilizzarla.
Se si tratta di una donna - caso rarissimo davvero, essendo le donne solo venti su cinquecentocinquanta circa - non c'è altra scelta oltre al maschile (amazzone del lavoro mica si può!!). Nel vocativo, c'è chi propende per Signora Cavaliere del lavoro, corretto ma cacofonico, anche se è sempre possibile cavarsela con un "gentile cavaliere".

iscriviti alla newsletter