BON TON IN MASCHERA


In Italia gli eventi di malcostume tendono spesso al ridicolo (non a caso "Una risata vi seppellirà", motto degli anarchici francesi dell'800, venne fatto proprio dal '68 nostrano). Memorabili tre anni fa le foto online di una festa romana con eroi in armatura, ninfe semi(s)vestite, ancelle con giare di vodka e mojito, uomini in maschera da maiali.

La festa si chiamava "Ulisse torna a casa e sfida i nemici", e non passò inosservata... Detto che il divertimento in qualsiasi forma va salvaguardato (peraltro, siamo dentro il Carnevale) non si può ignorare il fatto che un così edificante esempio di buon gusto abbia rafforzato il dubbio di molti: ha ancora senso organizzare feste in maschera?

La parola “carnevale” (dal latino “carnem levare”) identificava l’ultimo pranzo prima della Quaresima e, per estensione, il periodo di digiuno (in generale di rinunce) che prepara la Pasqua. Il carnevale infatti termina con il martedì  - grasso, appunto - che precede il mercoledì delle ceneri.

Festeggiare, togliere limiti, esagerare: ha una tale quantità di significati ancestrali, la maschera in questo periodo dell'anno, che non esiste regola in grado di limitarne ragionevolmente l'uso. Ma che le serate a tema siano solo a Carnevale: l’antica Roma, Frankenstein Junior, i politici della prima Repubblica, Happy days, i Pirati dei Caraibi e via dicendo, fuori stagione hanno poco senso. 

Gli eventi in maschera non prevedono regole diverse dal solito, ma anche grazie al tono ludico tollerano a cuor leggero la creazione di un apposito gruppo WhatsApp. Evidentemente, va “azzeccata” l’idea, senza però che il riferimento sia tanto stravagante da costringere gli invitati a una caccia al tesoro per il reperimento degli abiti. Quanto al testo dell'invito, faceta la forma, stringente il contenuto: “Gertrude ti invita alla festa di carnevale, martedì 23 febbraio, alle ore 16.00 in via Pistacchio 34. Il tema sono le favole (non venite tutte vestite da Biancaneve…)”.

Da mangiare (in piedi) e da bere abbondante. Semel in anno, no? Alcolici inclusi (ma senza guidare dopo: un ubriaco vestito da Nerone lo portano dentro anche prima della prova del palloncino). Un’idea magnifica e d’effetto, quale che sia la natura dei travestimenti ma è chiaro che si tratta di impresa per gente meticolosa, organizzare a tema anche la musica.

Da ricordare ancora due cose. La prima: lingue di Menelik, cappellini, stelle filanti e trombette non passano mai di moda. La seconda: non si va a una festa in maschera senza la maschera (e se non tutti sono “perfetti”, pazienza) però non sta nemmeno bene rifiutarsi di accogliere timidi e distratti in giacca. Insomma, chi va si sforzi, chi riceve sia clemente, e offra una mascherina da Zorro.

 

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